Quanto vale il nostro corpo!

Ci sono argomenti con i quali ci sentiamo poco a nostro agio, soprattutto quando il nostro interlocutore è un bambino.

I bambini pongono domande con sincerità e curiosità disarmanti e si aspettano risposte altrettanto sincere.

Non sempre però riusciamo ad assecondarli e questo non per una nostra cattiva volontà ma per i motivi più diversi. A volte, noi stessi abbiamo idee poco chiare, altre volte le nostre convinzioni sono pesantemente influenzate dai nostri  disagi o retaggi e allora ecco che cominciamo a formulare risposte, favoleggiando possibili affermazioni.

Quello che espongo in questo articolo è frutto di un lavoro presentato ad un gruppo di circa 20 preadolescenti che avevano l’occasione per porre tutte le domande sul tema del corpo. Come si può facilmente immaginare la prima domanda in coro è stata espressa in questi termini: valore? Perché valore e non funzione? L’analisi della domanda è il primo passo per una psicoterapeuta e in quella circostanza è stato l’inizio di un incontro dinamico da cui ne sono uscita, come sempre, più arricchita professionalmente e umanamente.

Ho detto loro che ero lì per parlare del valore perché loro sono speciali e tutto ciò che è speciale ha valore!

Con il supporto di immagini e di giochi appositamente studiati, ho proposto loro di sperimentare il confine che la loro pelle delinea rispetto agli altri. Hanno sperimentato, divertendosi, che esiste un confine intimo che nessuno deve oltrepassare, se non con il nostro consenso. Il nostro corpo, ho detto loro, è dotato di sistemi di allarme che dobbiamo imparare ad ascoltare e dobbiamo comunicare a chi ci protegge e ci vuole bene quando qualcosa ci impedisce di proteggerci da soli.

Non sono mancate osservazioni e riflessioni acute alle mie proposte. Alcuni di loro mi hanno fatto notare che, spintonarsi, scambiarsi qualche gomitata fa parte del gioco.

Grazie a queste considerazioni ho avuto modo di sottolineare loro che è il permesso dell’altro che ci legittima.

Il gioco prevede una reciprocità, uno scambio!

Imparare fin da piccoli che ci si può proteggere e che si può proteggere l’altro riconoscendone il valore credo sia un messaggio doveroso da parte di noi adulti, qualunque sia il nostro ruolo (genitori, educatori, insegnanti, nonni etc). Credo sia importante che fin da piccoli ricevano un messaggio forte e chiaro: il mio corpo ma anche il corpo degli altri non può essere offeso, umiliato, violato, danneggiato né in modo lieve né in modo irreparabile !

Tocca a noi adulti dunque indicare ai bambini prima e ricordare agli adolescenti dopo, il valore di tutto ciò che appartiene loro e agli altri, evitando di insegnare la funzione delle cose e il solo valore economico.


non insegnate ai bambini

ma coltivate voi stessi il cuore e la mente

stategli sempre vicini

date fiducia all’amore il resto è

niente

non insegnate ai bambini

.. recita un bellissima canzone di Giorgio Gaber.

Tu che stai leggendo sei d’accordo con la necessità di invitare i bambini a pensare al valore della appartenenza?

E concordi con me, quando sostengo che tutto questo debba essere comunicato senza l’ombra del giudizio?

Il corpo non è: bello/brutto, sano/malato, forte/debole. Il corpo è uno strumento potente che crea un ponte tra noi e gli altri. La metafora del ponte si presta per poter riflettere sull’opportunità di percorrere una direzione che ci avvicina ma, percorsa al contrario, può allontanarci dall’altro.

Il giudizio allontana!

Ricordate infatti: i bambini e gli adolescenti, prima di ascoltare le nostre parole, ci scrutano, indagano, vanno alla ricerca di possibili falle, incongruenze. Quando diciamo loro che sono unici dobbiamo evitare per esempio di suggerire modifiche al loro aspetto dicendo cose del tipo: <<  aggiusta i capelli; sistema la maglia; raddrizza le spalle; etc>>. Il rischio che corriamo , infatti,  è di inviare loro un messaggio del tipo: così non vai bene, devi modificare qualcosa affinché tu venga accettato, in primis, da me.

C’è un tempo per tutto e a volte bisogna  aspettare, prima di parlare.

Riuscire a sgombrare il tema “corpo” dal giudizio crea le premesse per poter affrontare altri aspetti importanti che ruotano intorno a questo tema.

Ogni bimbo è una raccolta di storie: quella di chi lo ha generato; quella di chi lo ha accolto ed amato; quella di chi è nato nella tristezza, nelle difficoltà; quella di chi è nato nella malattia o nella perdita.

Ogni bimbo però, fin da subito, ha una richiesta precisa da fare all’adulto: prenditi cura di me, da solo non ce la posso fare!

Sappiamo che è così. I piccoli dipendono dalle nostre cure o da chi può farlo per noi.

Rientra nei nostri compiti continuare ad occuparci dei loro bisogni. Sono le modalità che vanno modificate. E’ necessario accompagnarli alla consapevolezza dell’appartenenza. Devono gradualmente imparare che il corpo è il loro e che possono prendersene cura, possono difenderlo, proteggerlo e accettarlo quando cambia perché sta crescendo. E’ importante poter spiegare loro che i cambiamenti sono indicativi di qualcosa che è naturale e che appartiene all’essere unici.  

Credo sia di grande valore poter far riflettere i nostri piccoli interlocutori sul valore di confine che il nostro corpo delinea con la pelle. Dobbiamo spiegare loro che fin da quando sono nati abbiamo espresso il nostro amore prendendoci cura del loro corpo. I loro bisogni li hanno espressi senza che nessuno glieli spiegasse. Sono nati già pronti per chiedere e noi pronti per ascoltare.

Anche questo concetto va espresso con dosi massicce di sicurezza!

Quanta responsabilità dunque e quanta fatica! Noi sappiamo che il loro corpo cambia e cambierà così come cambia il nostro. Il cambiamenti sono necessari, normali, appartengono alla crescita. E’ necessario e delicato il percorso che segna un cambiamento anche del nostro ruolo. Dobbiamo continuare ad avere cura di loro aiutandoli a diventare protagonisti e custodi del loro corpo e ricordiamo di “non insegnare ai bambini”  ma di offrire loro un valido esempio.